#51 08-10-2014 10:37:29

Neophytus
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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Ammazza, quante vite hai vissuto, Gatto? Ben più di sette...  wink
Meglio che tu faccia un compilescion su CD e spedisca agli interessati  big_smile


anche il sole ha le sue macchie (Hrabal)
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#52 08-10-2014 11:03:56

Cornadure
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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...


Le Royal Enfield sono le Moto più belle del mondo, robuste, affidabili e indistruttibili!
Compra una Royal Enfield e ti segnerà a vita per sempre. Ma soprattutto compra una Classic, un pezzo di storia motociclistica!

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#53 08-10-2014 12:23:26

Canemitzo
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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Discussione fantastica, ma non ho tempo nemmeno per grattarmi il... naso  white


"...questo "fare finta di niente" non è un procedimento accettabile, e crea un precedente pericoloso" [Cit. Slowhand]

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#54 10-10-2014 07:14:24

Neophytus
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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

en passant... questo signore lo conoscete, no?  smile
https://www.youtube.com/watch?v=7kGPhpvqtOc
https://www.youtube.com/watch?v=2SWXOBB … Oc&index=4
https://www.youtube.com/watch?v=HS5EKEo … c&index=10

Ultima modifica di Neophytus (10-10-2014 07:47:30)


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#55 10-10-2014 07:21:19

Neophytus
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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

la Bibbia, il Talmud, il Corano... Tutti i sacri testi! smile

meglio Jerry o Elvis?  wink

bomba H?  hammer

meglio Elvis o Jerry? wink

Meglio i Beatles o i Rolling Stones?   roll

Meglio i Rolling Stones o i Beatles?   roll

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#56 10-10-2014 08:26:48

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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Quante domande, Neo... smile
Screamin' Jay Hawkins è uno dei tanti artisti il cui ruolo, nella storia del rock, è insieme marginale e fondamentale. Marginale, perché di fatto il "peso" artistico non era tale da consentirgli di assurgere all'Olimpo degli Dei, ma insieme fondamentale perché apportatore, sia pure in embrione, di alcune novità (nel suo caso, sia interpretative sia... coreografiche) che poi si sarebbero sviluppate in modo ben diverso e, a chi piace, più "importante". Credo che a dirgli che fosse il padre dei Black Sabbath si sarebbe incazzato parecchio, e non solo perché di paternità sparse (a quanto si mormora) ne aveva parecchie, ma essenzialmente perché lui era e si sentiva un cantante soul. Insomma, il classico predecessore inconsapevole, un esploratore smarrito che trova l'Eldorado ma non sa dov'è (Serendipità musicale? smile). Certo che comunque si fa ascoltare sempre, ha una voce che cattura e non ti lascia andare fino a quando non ha finito, come Howlin' Wolf (il più grande di tutti i... gerundi). Avete sentito "I shot the sheriff", fatta da lui? Ok, magari un po' gigioneggia, ma nel complesso ha un impatto che Marley diventa un ragazzino imberbe, e Clapton proprio scompare (e per dirlo io...). https://www.youtube.com/watch?v=JpFw-tI_JpI

Sempre in ambito di puro blues già pronto a diventare "qualcos'altro" senza ancora saperlo, segnalo -a chi già non lo conoscesse- Hound Dog Taylor. Personaggio curioso, di parabola breve ma fulminante: nato con sei dita sulla sinistra, suonava una chitarra da 20 dollari su un ampli da 30, accompagnato solo da un'altra chitarra e dalla batteria; fu suo il primo disco prodotto dalla Alligator Records: inciso in due giorni, ebbe un successo tale che due mesi dopo Taylor e i suoi Houserockers erano già in tour con Muddy Waters. Musicalmente, la linea genealogica è chiara: Robert Johnson - Elmore James - Hound Dog Taylor. Segue, come filiazione legittima, George Thorogood, ma ad ascoltarlo si capisce che quel modo di suonare e di cantare è pieno di tante altre cose, che in futuro si svilupperanno ben oltre l'ambito del blues. Qui c'è un live, che da un'idea dell'energia pazzesca che quest'uomo sparava addosso agli spettatori: https://www.youtube.com/watch?v=uHylp0HR9Hw       

Del resto, magari, parliamo un'altra volta... smile

Ultima modifica di Slowhand (10-10-2014 08:27:31)


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#57 10-10-2014 09:11:23

filippo150
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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Gentlmen, so di essere inopportuno e anche barboso, ma è pur sempre il Royal bar! Fatevi dire da un vecchio pianista: corale 639 di Bach Busoni. Ha il suono della Continental in piena coppia con il tromboncino svuotato. In galleria.

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#58 10-10-2014 09:22:49

Slowhand
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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Filippo, da (ormai ex) direttore di coro, Bach è in testa alla mia personale classifica dei musicisti... Qui parliamo di canzonette (di spessore, ma canzonette), ma un po' di sana musica... da adulti non fa mica male smile.
(Neo, se non ricordo male, preferisce il '900)


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#59 10-10-2014 09:43:31

filippo150
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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Capisco, ma se vuoi le risonanze del monocilindrico lunga corsa, ce vo' er corale, ce vo'. Riguardo alle canzoni, ho un aneddoto su Claudio Villa, Harleysta.
Un' intervista che gli fecero durante un raduno motociclistico.

-Claudio, cosa pensa dei suoi coetanei?
-M'hanno rotto i coglioni. Sono delle merde senza midollo.
-Claudio, cosa ama della sua musica?
-Faccio piagne la gente, tranne i rincoglioniti senza  palle.
-Maestro. cos'è che lei davvero non sopporta?
-La maleducazione.

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#60 10-10-2014 10:16:44

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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

anvedi er Reuccio..  lol

... di musica non so molto, ma amo Bach (in primis le Variazioni Goldberg, possibilmente eseguite da Glenn Gould, l'incisione Sony dell'opera completa) ma anche l'800 (l'Incompiuta di Schubert su tutto, Sinopoli e Abbado, e gli ultimi Quartetti di Beethoven) e naturalmente Schönberg (Verklärte Nacht per orchestra, Sinopoli). Ma, insomma, più ne nomini, meno sai cosa scegliere.

Per esempio, tornando alle canzoni, cosa scegliere di un mostro di bravura come Bruce Springsteen?
Il disco che preferisco resta forse Darkness in the Edge of Town. E allora... sentite qua questa esecuzione di Racing in the street. Sentite non solo come la canta lui, ma che cosa combina quel piano in mezzo alla ritmica delle chitarre, della batteria e degli sprofondi del sax...
https://www.youtube.com/watch?v=L_XilxdwTgc


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#61 10-10-2014 10:20:03

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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Ma nell'intervista si sentiva l'acuto finale? smile

E comunque, basta chiedere:

Questa, la "partenza": https://www.youtube.com/watch?v=HTCJT7CJEUk

Qui una versione... cinematografica: https://www.youtube.com/watch?v=t77-lxb1Uks

E questa, invece, la versione pianistica di un giovanotto di cui, secondo me , sentiremo parlare:  https://www.youtube.com/watch?v=cMlgyCb6vfg

In ogni caso, le trascrizioni di Busoni (che secondo alcuni sono vere e proprie ri-composizioni), a me hanno sempre dato l'idea di essere una "rispettosa manipolazione" che consente di apprezzare il Bach compositore anche secondo i canoni di un'estetica (allora) moderna, in cui la musicalità dell'ascolto (anche immediato) prende il sopravvento sulla complessità teorica. Ma anche questo (mio) è un giudizio "de panza".

Ultima modifica di Slowhand (10-10-2014 10:44:32)


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#62 10-10-2014 11:06:52

filippo150
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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Caspita Slow, sei un'enciclopedia. Bellissimi i riferimenti.  Riguardo a Busoni, se confronti con altri adattamenti, mi pare abbia un suono più pieno, orchestrale. Forse non è filologico ma da suonare è uno sballo. (Soprattutto se, non è il mio caso, hai un gran pianoforte).

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#63 10-10-2014 11:28:21

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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Beh, io sul pianoforte le mani posso metterle solo se c'è da spolverarlo... smile quindi certe differenze posso apprezzarle solo da ascoltatore, con tutte le limitazioni che questo comporta. Certamente, e la sua "tenuta" nel tempo lo dimostra, il lavoro di Busoni ha qualcosa in più rispetto alle tante trascrizioni, bachiane e non, effettuate da altri.
Poi, sulle trascrizioni, il discorso è complesso. Da chitarrista, mi sono trovato a leggere diverse trascrizioni bachiane: l'approccio è completamente diverso, in genere si cerca di mantenere la cantabilità, dato che l'armonia (e le progressioni dei bassi) sono irriproducibili già in partenza nella loro completezza; quando si confronta l'originale con la trascrizione, ci si accorge che in realtà, salvo sporadici colpi di genio, quest'ultima è un risultato quasi "obbligato", certe soluzioni sono di fatto senza alternativa. E' chiaro che su un pianoforte l'esperienza è completamente diversa, e l'approccio del trascrittore è molto più incisivo.

Ultima modifica di Slowhand (10-10-2014 11:36:13)


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#64 10-10-2014 11:42:19

Cornadure
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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

filippo150 ha scritto:

Capisco, ma se vuoi le risonanze del monocilindrico lunga corsa, ce vo' er corale, ce vo'. Riguardo alle canzoni, ho un aneddoto su Claudio Villa, Harleysta.
Un' intervista che gli fecero durante un raduno motociclistico.

-Claudio, cosa pensa dei suoi coetanei?
-M'hanno rotto i coglioni. Sono delle merde senza midollo.
-Claudio, cosa ama della sua musica?
-Faccio piagne la gente, tranne i rincoglioniti senza  palle.
-Maestro. cos'è che lei davvero non sopporta?
-La maleducazione.


Claudio Villa era un Guzzista.


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#65 10-10-2014 11:42:28

filippo150
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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Sì, col pianoforte il trascrittore può fare molta differenza. Se confronti le trascrizioni di Busoni con quelle di Kempff, per esempio, trovi nel primo una migliore pienezza di suono e rispetto dello sviluppo armonico. Almeno così mi pare. In ogni caso, chiunque trascriva,  parliamo de robba bona. Tornando alle canzoni, non sottovalutiamo il buon Rino Gaetano. Poi, Cornadure, in effetti hai ragione. Il reuccio era prevalentemente guzzista (è morto spingendo il Le Mans sulla rampa del garage), ma amava molto le Harley. C'è una foto su sorrisi e canzoni in cui cavalca con facies regale (trasteverina) una Harley.

Ultima modifica di filippo150 (10-10-2014 11:53:15)

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#66 13-10-2014 15:01:36

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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Neophytus ha scritto:

Per esempio, tornando alle canzoni, cosa scegliere di un mostro di bravura come Bruce Springsteen?

Ecco, questa è una frase importante... che mi costringe a una piccola digressione rispetto al percorso che avevo in mente di seguire.
Il 1984 è stato, per me, un anno fondamentale: nessuna reminiscenza letteraria, semplicemente sono successe tre cose che hanno segnato la mia vita musicale e non: ho fatto 18 anni, ho visto BB King in concerto (ne parliamo prossimamente), ho comprato il disco di Born in the USA. L'anno successivo, sull'onda emozionale di quell'acquisto, me ne andai in pullman fino a Milano per vedere il primo concerto del Boss in Italia: San Siro, 21 giugno 1985, il concerto che -ancora oggi- reputo il più bello tra tutti quelli che ho visto (in realtà si dovrebbe dire "sentito", ma questo è un mistero causato dalle nostre strutture biologiche ancestrali, la vista ha il sopravvento sull'udito. Con conseguenze che, oggi come non mai, sono percepibilissime, e non solo a livello musicale...).

Bruce Springsteen e la E-Street Band erano (e sono tuttora) la miglior "cosa" che il rock potesse mettere su un palco. Un repertorio invidiabile, una capacità di tutto rispetto (nessuno dei musicisti è una leggenda del proprio strumento, ma sono tutti bravi, e creano un'alchimia sonora senza pari), e -last but not least- un'energia, un impatto che non ha rivali. Su tutti, lui, Springsteen, un leader che vuole apparire come un primus inter pares e come tale si comporta.

I dischi di Springsteen sono ancora molto belli, anche se -come è ovvio- dopo tanti anni di carriera lo smalto ha perso un po' di lucentezza; ogni tanto appare qualche perla, ma dopo "Born in the USA" i suoi dischi più riusciti sono "The ghost of Tom Joad" e "Devils and Dust", entrambi album acustici; nel mezzo, "The Rising", il disco nato sulla scia degli attentati dell'11 settembre: un buon disco, importante sia per l'eco che ebbe in patria, sia perché con quella canzoni Springsteen sembra assumersi consapevolmente quel ruolo di "voce del popolo americano" che tante volte gli era già stato attribuito in precedenza; e anche il disco dedicato a Pete Seeger sembra voler essere la dimostrazione di tale presa di coscienza.
Tutto ciò che Springsteen ha pubblicato prima di Born in the USA, compresi i due album di esordio del 1973, non può mancare nella discoteca di un appassionato del rock. Born To Run, Darkness on the edge of town e The River sono capolavori assoluti, così come -nel suo genere- lo è Nebraska.

Grande compositore e interprete, Springsteen resta comunque un vero e proprio "rock'n' roll animal" da palcoscenico. Negli ultimi anni, i suoi concerti sono diventate vere e proprie kermesse musicali, con una consistente parte della "scaletta" riservata alle richiese estemporanee del pubblico, e l'inclusione di tanti brani di altri cantanti: considerato che alla tenera età di 65 anni il nostro ancora si sbatte sul palco per più di tre ore (effettive) di musica, c'è spazio per tutti...

E allora, cosa ascoltare, di Springsteen? Capirai... 18 album in studio, innumerevoli collaborazioni e singoli, inediti a profusione, una media di 90 concerti all'anno per vent'anni, ognuno da quasi quattro ore... di roba da ascoltare ce n'è davvero tanta. E allora, solo qualche segnalazione di gusto del tutto personale:

Thunder Road, il pezzo del Boss che più amo
Jungle land, Little Steven alla chitarra fa un lavoro eccezionale e lo straziante solo di Clarence Clemons è una perla di rara bellezza
The River, I'm on fire, e Tougher than the rest, colonne sonore dei miei amori giovanili...

E, senza stare troppo a tirarla per le lunghe, un (bel) po' di rock:
Badlands, She's the one, Adam raised a Cain, Glory Days, Sherry Darling, Bobby Jean, e, quasi un inno generazionale, la bellissima Hungry heart.

Andrei avanti per ore, ogni volta che posto un link ne scarto altri cinque e me ne vengono in mente dieci ancora. Il concerto si avvia alla conclusione con due pezzi che (indegnamente) ogni tanto eseguo anche io, quando suono con gli amici: Cadillac Ranch e Johnny99.
Il gran finale è con l'immancabile omaggio a Elvis di Can't help falling in love (direttamente da Milano... wink) e la preziosa, bellissima, insuperabile versione acustica di Born to run

Volete il bis? Bene: No surrender (versione acustica), American Skin e... The Rising.

Ultima modifica di Slowhand (13-10-2014 15:08:31)


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#67 13-10-2014 22:55:50

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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Hai nominato tutti pezzi che adoro. In particolare Hungry Heart, che mi suona dentro da una vita come un piccolo inno alla gioia...
Mo', però, aspettiamo che tu mantenga la promessa: dicci altro smile


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#68 17-10-2014 10:36:02

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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Dirò, dirò... don't worry. Parleremo un po' di blues. Ma solo un po', eh, promesso. roll
Intanto, per introdurre il discorso, un pezzo che adoro, che non ha niente a che vedere col blues, e però, ragionando per categorie musical - ideologiche, è un blues. Del resto, chi era, Roddy Doyle?, che diceva che gli irlandesi sono i neri d'Europa?

Luke Kelly - Raglan Road

Ultima modifica di Slowhand (17-10-2014 10:42:35)


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#69 17-10-2014 22:26:50

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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

ok, un intermezzo né rock né blues.
Amo lei, la canzone, il romanzo
https://www.youtube.com/watch?v=-1pMMIe … 1pMMIe4hb4

e amo questa "cover"
https://www.youtube.com/watch?v=uRjxIPw0HuU


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#70 22-10-2014 15:12:36

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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Dopo la piccola digressione springsteeniana, cerco di seguire un minimo quel poco di ordine che ho in testa, e che è essenzialmente una cronologia; con scansione temporale sui generis, perché non è che un ascolto escludesse l'altro: i diversi generi e stili, nel mio gusto, si sono sempre affiancati, sovrapposti, alternati e ricomposti, mischiandosi in un pout pourri senza alcuna pretesa di unità. Il rock'n'roll, dicevamo, come primo amore (ancora presente...); ma nel frattempo, in Italia, era tempo di cantautori, con l'imbarazzo della scelta. Non avevo un fratello grande, cui rubare dischi; e le scoperte mi toccava farle da solo, con qualche amico o casualmente, ascoltando cose qui e là, leggendo recensioni e articoli.
Ricordo che il primo impatto "autonomo" fu il servizio di Odeon (mitico "contenitore" che andava in onda sul secondo) su Edoardo Bennato e "Burattino senza fili". Nella vita è anche questione di culo: pensa te, una mente ancora vergine, alla ricerca (inconsapevole) di stimoli musicali, al primo colpo incontra per caso un reportage fatto benissimo che ha per oggetto uno dei dischi più belli della storia della musica italiana. Innamorarsi di Bennato fu facile, e quando poi scoprii (sempre in maniera istintiva) che il suddetto Bennato navigava nel rock'n'roll, tutti i conti tornarono. Muovevo allora i miei primi passi da chitarrista (ma si può dire "muovere i passi" a proposito di una cosa che si fa con le mani?), ed è inutile sottolineare che la scoperta di Bennato si sposò a meraviglia con le mie necessità di principiante (e, a sua volta, acquisire familiarità con la chitarra mi aiutò a scoprire molti altri artisti italiani: De André, Guccini e De Gregori su tutti, mentre Battisti sarebbe arrivato più tardi). Non molto tempo dopo, grazie a un compagno di scuola, ascoltai "Dalla", l'album in cui ci sono l'Ultima Luna, Stella di Mare, Tango, Cosa sarà, L'anno che verrà: credo che molti musicisti (anche importanti) si considererebbero soddisfatti di aver scritto nella loro carriera anche una sola di queste canzoni, ed ecco che quel tizio strano le buttava tutte insieme in un disco solo. Anche lì, innamorarsi fu facile, e -per lo sviluppo del mio futuro gusto musicale- decisivo: a differenza di Bennato, le influenze e le origini di Dalla non erano legate al blues e al rock'n'roll, ma spaziavano dalla musica popolare al jazz, con venature di ogni genere.
Il mio "viaggio" nella musica italiana cominciò da lì. Col tempo, sul mio scaffale sarebbero arrivati tanti altri cantanti: ma tutto scaturì da quei due anni e da quei due dischi. Vi propongo oggi l'ascolto di qualche brano non proprio consueto, così, giusto per farmi un po' di compagnia sulle tracce della memoria.

"Che un individuo voglia risvegliare in un altro individuo ricordi che non appartennero che a un terzo, è un evidente paradosso. Realizzare con disinvoltura questo paradosso è l’innocente volontà di ogni biografo".

Signor Censore - Bennato & Britti

Feste di Piazza - Live at RSI

E' stata tua la colpa (con omaggio al meraviglioso Pinocchio di Comencini)

Guarda là

Lucio Dalla - La sera dei miracoli

Se io fossi un angelo

Quale allegria

Fumetto wink

Ultima modifica di Slowhand (22-10-2014 15:19:40)


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#71 12-11-2014 11:19:52

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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Slowhand ha scritto:

wink

Allora, se avete tempo e voglia, parliamo un po' del blues.
Alan Lomax, il grande etnomusicologo statunitense al quale dobbiamo un tesoro inestimabile di registrazioni blues "on the road", ha scritto che il motivo per cui il blues (musica "etnica" -nel senso di "legata a una popolazione, a una cultura e a una situazione sociale"- quant'altre mai) ha varcato i confini del Mississippi prima e degli USA poi, per diffondersi in tutto il mondo, è che " Tutti cominciamo a sperimentare la malinconica insoddisfazione che appesantiva i cuori dei neri del delta del Mississippi, la terra in cui e nato il Blues: un senso di anomia e alienazione, l'assenza di radici e antenati; la sensazione di essere merci più che persone". E ancora: "Ora che in tutto il mondo la gente comincia a sentire il gusto amaro dell'epoca postindustriale, il blues del delta ha trovato un pubblico mondiale". Interpretazione sociologica che hai suoi limiti (vedremo tra qualche riga), ma inquadra in modo abbastanza soddisfacente la questione.
Il blues. Storie, stili, teorie sociologiche, teorie musicali: tutto questo potrete trovarlo in abbondanza sul web. E' bello vedere che quasi ogni articolo presenta un punto di vista particolare, per certi versi unico, che contrasta tutti gli altri ma che allo stesso tempo mette un tassello alla risposta molto complessa che si deve a una domanda apparentemente semplice: cosa è il blues?
Non tenterò a mia volta di rispondere alla domanda: presumo molto di me stesso, ma so riconoscere i miei limiti. Posso dire che il blues è, essenzialmente, cantare la vita, in tutte le sue sfaccettature; ed è -questo si- un modo di cantarla che non può prescindere dall'esperienza o dalla con-passione emotiva. All'orecchio che si accosta al blues con l'ingenuità di chi vuole "sentire musica" i blues sembreranno sempre, inesorabilmente, tutti uguali. Chi, invece, si appresta all'ascolto con un cuore aperto all' "altro-da sé" percepirà immediatamente tutte le differenze che esistono tra due blues -magari eseguiti dallo stesso interprete- che affrontano il medesimo argomento, a volte con le stesse parole (come nella tradizione degli aedi greci, ci sono nel blues formule testuali che diventano patrimonio comune, e che risolvono spesso -nel caso tutt'altro che raro di esecuzioni improvvisate sul momento- un "vuoto" di ispirazione); o tra due versioni dello stesso brano, che siano eseguite dal medesimo cantante oppure da interpreti diversi.
La vulgata del blues vuole che sia il canto della sofferenza, fisica o interiore; vero solo in parte minima (l'affermazione, peraltro, potrebbe benissimo riferirsi al gospel, il canto nero religioso che trae ispirazione da testi biblici), il blues è anche musica allegra, musica da ballare, musica per fare festa. Alan Lomax, che abbiamo citato all'inizio, lo sapeva benissimo, anche se preferiva, per motivi di impegno politico, sottolineare l'aspetto "triste" del blues; e sulla scia di Lomax (che almeno sapeva di cosa parlava) negli anni'70 si sono mosse intere schiere di sociologi europei, che per parlare del blues in termini (allora) à la page non facevano altro che ridurlo al mero "lamento del nero oppresso". Gente che quando ascoltava Terry&McGhee sentenziava (senza essersi mai mossa dal proprio studio di Parigi, o Londra, o dove volete voi) che avevano "annacquato"  il blues, perché non ci trovava il sesso o la ribellione che -secondo il loro schema mentale- dovevano esserci per forza. Nell'edizione italiana di un (bel) disco di Big Bill Broonzy, le note di copetina descrivevano l'artista come un "contadino del sud, che la sera, tornato dai campi, si toglie la tuta da lavoro e imbraccia la chitarra per dare voce alla sofferenza della sua gente": peccato che Big Bill, oltre ad aver frequentato un regolare corso di studi (ok, tra i bluesmen neri è un caso quasi unico), venisse da una famiglia borghese e abitasse a Chicago. E' grazie a farneticazioni come questa, che presentavano il blues così come voleva leggerlo l'"esperto" di turno, e non come davvero è, che si è formata in Europa l'idea -dura a morire- che il blues sia un lamento noioso e ossessivo: questo è un aspetto del blues, ma non è tutto il blues, e per certi versi è anche un aspetto minoritario.
Il mio amico A.B. Normal (nella realtà si chiama Luca T, è di Pavia e non lo vedo da una vita. Aveva una BMW, se non ricordo male) una volta scrisse che John Lee Hooker  cantava guardando le stelle sdraiato sul fondo di un barile di whisky. Ecco, è un buon modo per descrivere cosa è il blues.

Per le cosa da ascoltare, faccio un altro post. Intanto, per non lasciarvi senza niente, John Lee Hooker e il suo barile in due "classici", entrambi in due versioni:

One bourbon, one scotch, one beer

One bourbon, one scotch, one beer... Again.


Whiskey and wimmen 

More Whiskey and more wimmen with Canned Heat

Ultima modifica di Slowhand (12-11-2014 12:26:40)


Dal mio piccolo aereo di stelle io ne vedo/ Seguo i loro segnali e mostro le mie insegne/ E la voglio fare tutta questa strada/ Fino al punto esatto in cui si spegne.

Electra EFI DLX 2010 "Blackie"

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#72 12-11-2014 11:37:46

Neophytus
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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

John Lee è il mio bluesman preferito. Oggi pomeriggio andrò a scoprire quali suoi pezzi hai sceltto.

"John, com'è che fai, da dove ti viene la tua ispirazione?" gli domandarono.
"Apro la bocca e canto" fu la risposta smile


anche il sole ha le sue macchie (Hrabal)
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#73 08-12-2014 11:22:49

Neophytus
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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

In attesa che il Maestro di cappella riprenda il filo di questa matassa che mi appassiona, gli (e vi) propongo una cosa che forse non c'entra, ma forse sì, eccome c'entra.
Da tre mesi ho tutti i miei CD inscatolati e allora per sentire qualcosa mi devo rivolgere al tubo. Ieri mi sono dedicato al Barbiere, che è la mia opera preferita, e poi, fino a tarde notte, sono stato in compagnia di Maria. Non c'è tantissimo, ma ce n'è abbastanza per rinfrescarsi la memoria, nel caso se ne abbia bisogno, e soprattutto per esercitare la difficile disciplina del confronto. Sentita Maria, sentiamo anche questa e quest'altra come fanno lo stesso pezzo, poi risentiamo Maria. E tiriamo le somme. Il tubo è pieno di commenti dottissimi sulle qualità della sua voce, sul suo (preteso) deterioramento dopo il 1959 e sulle ragioni che lo avrebbero provocato. Non sono un musicologo e devo affidarmi soltanto al mio orecchio e a una certa abitudine all'ascolto. La conclusione che ho tratto ascoltando, leggendo, ascoltando e riascoltando è che "discutere" Maria Callas equivale a far le pulci a Dante o a Michelangiolo o a Shakespeare o a Picasso. Le altre hanno talento. Le altre interpretano gli autori. Solo Maria Callas scrive o dipinge i pezzi ai quali soltanto per accidente i rispettivi compositori hanno prestato i loro nomi.
Ne propongo qui due brevi, giustamente lodati e famosi. Ascoltate Maria, poi ascoltate quell'altra, celebratissima per il suo "talento", poi riascoltate Maria. Se il cuore non vi stringe come un fazzoletto bagnato, è segno che non ce l'avete wink
Mi interesserebbe molto un commento di Slow
https://www.youtube.com/watch?v=69pxWVjlbNo
https://www.youtube.com/watch?v=RxZSP1Dc78Q


anche il sole ha le sue macchie (Hrabal)
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#74 08-12-2014 11:38:48

Canemitzo
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Re: Le mie, le tue, le vostre canzoni...

Segnalo "Snob" l'ultimo lavoro di Paolo Conte. All'altezza dei migliori lavori di Conte.


"...questo "fare finta di niente" non è un procedimento accettabile, e crea un precedente pericoloso" [Cit. Slowhand]

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#75 08-12-2014 14:37:50

serpico
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